Alla ricerca di litio nel Viterbese

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E’ caccia ai giacimenti di litio nella Tuscia e nel viterbese, diventato un territorio su cui puntare per riuscire a estrarre questo sale (metallo alcalino) preziosissimo per l’economia moderna. 

Ad essere interessate dalla ricerca sono in particolare l’area “Ferento”, distante 14 chilometri dal lago di Bolsena, e di Nepi, dove la Regione Lazio ha autorizzato la società italo-australiana Energia Minerals, che fa capo alla multinazionale Altamin, ad avviare attività esplorativa nel sottosuolo. 

L’idea è quella di estrarre il litio dalle brine geotermiche, che, in sostanza, sono acque salate, che si trovano sotto terra ad una temperatura in genere tra i 100° e i 300°C. 

Perché è importante il litio

Per molti anni, l’uso del litio è stato limitato a specifici settori come la produzione di  lubrificanti ceramica, vetro e farmaci. Ma più recentemente il mercato del litio è stato rivoluzionato dal boom della domanda di batterie per computer, cellulari e auto elettriche assurgendo al rango di risorsa strategica su scala globale. 

La richiesta di litio è destinata ad aumentare e si calcola entro il 2025 un incremento del 53% in confronto al 2023, trainato dalla domanda di automobili a motore. L’Agenzia Internazionale per l’Energia stima, invece, che entro il 2040 la domanda di litio aumenterà a livello mondiale di 42 volte rispetto al 2023..

Per l’Unione europea, il litio rientra nel novero delle materie prime critiche (34 in tutto), al pari delle terre rare, indispensabili per gli obiettivi di sviluppo digitale e di transizione ecologica, pertanto oggetto di una particolare normativa (Critical Raw Materials Act) col fine di garantire l’autonomia strategica dei paesi Ue e la sovranità europea. 

Attualmente, i maggiori paesi produttori di litio sono Australia, Cile, Cina e Argentina. 

Nondimeno, le principali aziende che producono batterie al litio sono cinesi. In prospettiva, si prevede che la Cina mantenga una posizione dominante in questo settore fino al punto da rappresentare il 70% del mercato entro il 2030, con un ruolo particolarmente preminente della società CATL con sede a Ningde, da sola in grado di produrre tanto quanto Canada, Francia, Ungheria, Germania e Gran Bretagna messi insieme.  

Allo stato, i paesi della zona Ue importano l’81% del litio estratto e il 100% del litio lavorato. Soltanto il Portogallo, escludendo il Regno Unito, produce litio in Europa. Ma la Commissione Ue ha predisposto un programma per individuare giacimento di litio nei vari paesi (il più importante è in Serbia) per estrarre questa materia prima critica in casa propria. 

Anche l’Italia si sta attrezzando per sfruttare potenzialità e possibilità nel suo territorio. In un convegno del MISE, tenuto nel mese di giugno 2024, è emerso che le maggiori società italiane hanno commissionato studi sull’esplorazione geotermica-mineraria sia per la produzione e auto-produzione energetica sia per l’estrazione del litio. Enel e Vulcan Energy hanno avviato una partnership per estrarre il litio da fluidi geotermici nell’area di Cesano. Allo stesso modo, nel Lazio Altamir e Iren hanno stretto una collaborazione per la produzione di litio da salamoie geotermiche. Parallelamente, Viterbo rappresenta zona di interesse per la ricerca ed eventuale estrazione di litio da brine geotermiche. 

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