Crisi delle nocciole, duro atto di accusa del Biodistretto

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La produzione delle nocciole nella provincia di Viterbo è in caduta libera. Nel giro di 4 anni è stato perso il 60% del prodotto e il risultato è uno stato di crisi che colpisce le aziende della zona, a rischio fallimento e chiusura.

A difesa dei produttori scende in campo il Biodistretto della Via Amerina e delle Forre che mette sotto accusa le istituzioni e la multinazionale italiana Ferrero.

L’agricoltura viterbese è vittima dell’impatto causato dai cambiamenti climatici. Gli eventi estremi, in modo particolare, hanno flagellato la Regione Lazio provocando una perdita grave del potenziale produttivo. Siccità, ondate di calore, variabilità meteorologica così come pioggia eccessiva, gelate tardive e proliferazione delle cimici asiatiche sono tra le cause principali della mancata produzione di nocciole.

A fronte di questa difficile situazione del settore, il Biodistretto della Via Amerina e delle Forre denuncia la <<passività delle istituzioni>> che non si fanno carico dei problemi degli agricoltori della Tuscia, <<primo polo di produzione in Italia della nocciola>>.

Ma sul banco degli imputati viene messa anche l’azienda Ferrero, che rappresenta un acquirente fondamentale per i nocciolicoltori viterbesi i quali hanno in gran parte riconvertito la produzione agricola per soddisfare le richieste della società famosa per la Nutella, mettendo a rischio la biodiversità degli ecosistemi locali.

Questa società il cui presidente è l’uomo più ricco d’Italia, e che ha sfruttato oltre ogni limite le risorse naturali e umane del territorio – si legge nella dura presa di posizione del Biodistretto – è oggi in silenzio davanti alla condizione critica dei produttori della Tuscia.

 

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