Viterbo è tra le prime 10 città in Italia con le più economiche mense scolastiche della scuola dell’infanzia e primaria.
E’ quanto emerge dal nuovo rapporto della Scuola di Cittadinanzattiva che ha elaborato in parte i dati pubblicati dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e dall’Istat, relativi all’anno scolastico 2022-2023 ed effettuato un’indagine sulle tariffe applicate al servizio di refezione scolastica per le scuole dell’infanzia e primarie, in tutti i capoluoghi di provincia italiani, con riferimento all’anno scolastico 2024/25.
A Viterbo una famiglia spende 60 euro al mese e 540 euro annui (infanzia e primaria hanno lo stesso costo), contro una media nazionale rispettivamente di 85 euro e 767 euro (mensa scuola dell’infanzia) e 86 euro e 775 euro (mensa scuola primaria), e contro una media regionale pari a 75 euro mensili e 674 euro all’anno per la scuola dell’infanzia e primaria (stessi costi).
Sempre a livello di regione, mediamente la più costosa è l’Emilia Romagna con 108 euro mensili (lo scorso anno era la Basilicata); per contro quella più economica è, come nell’anno scolastico precedente, la Sardegna con 61 euro nell’infanzia e 64 euro per la primaria.
Sul piano nazionale, si registra un incremento medio dell’1% ma le differenze su scala regionale sono rilevanti. In Sicilia, si riscontra un’importante crescita del costo a carico delle famiglie sia nella scuola dell’infanzia (+13% circa) sia in quella primaria (più del’8%). Per converso, in Basilicata prevale il segno meno con una riduzione significativa di circa il 6% sia nell’infanzia che nella primaria.
Il costo delle mense scolastiche nel Lazio
Nel Lazio, la città con i costi minori per le mense scolastiche dell’infanzia e primarie è Roma. Nella capitale il costo a pasto per la famiglia tipo (composta da tre persone, due genitori e un figlio minore, con un reddito lordo annuo di 44.200 euro e un ISEE di 19.900 euro) è di 2,60 euro in entrambe le tipologie di scuola. Lo stesso però vale anche per Latina. Subito dopo, nella classifica regionale, troviamo Viterbo. I costi più alti si registrano, invece, a Frosinone (vedi tabella).

Perché importante occuparsi del costo delle mense scolastiche
Il costo delle mense scolastiche ha un impatto importante specialmente per le famiglie che si collocano nelle fasce di reddito più basse. Il rapporto di Cittadinanzattiva mette in evidenza l’aumento del rischio povertà ed esclusione sociale che in Italia colpisce il 23,1% delle persone, percentuale che, però, sale al 25,6% per le famiglie in cui è presente almeno un minore (dati Istat). Più cresce il numero dei minori presenti in famiglia, più crescono i rischi citati. <<Tra le famiglie con un solo minore circa due su dieci (22,9%) sono a rischio povertà o esclusione sociale – spiega Cittadinanzattiva -, mentre, tra le famiglie con 3 o più figli minori il rischio povertà o esclusione sociale riguarda più di 4 famiglie su 10 (42%), con una crescita di circa 5 punti percentuali rispetto al 2023 (era il 37,1%). Tra le famiglie con tre o più minori, invece, cresce la percentuale di quanti si trovano in grave deprivazione materiale e sociale, 10,4% nel 2024 contro il 9,5% nel 2023>>,
Sicché, la questione di prezzi abbordabili per la mensa scolastica è <<una conquista irrinunciabile, soprattutto a favore delle fasce meno abbienti della popolazione, che, però, richiede un costante monitoraggio sia rispetto alla qualità dei cibi sia in relazione alle tariffe applicate all’utenza, spesso ancora troppo elevate e troppo eterogenee da territorio a territorio>>.
L’indagine di Cittadinanzattiva punta i riflettori anche sui fondi messi a disposizione dal PNRR per le mense scolastiche nelle varie città e regioni italiane. In questo ambito, è previsto il “Piano di estensione del tempo pieno e mense” che ha stanziato oltre 1 miliardo di euro.
Estraendo i dati dalla piattaforma Regis, risulta che, complessivamente (dicembre 2024), con il PNRR sono stati finanziati 961 interventi. Per sanare il divario territoriale circa il 58% dei fondi si sarebbero dovuti investire nelle regioni del sud, ma, Cittadinanzattiva mette in luce come le Regioni del Sud e le Isole beneficiano di 489 interventi, pari al 50,88% del totale.
Senonché, valutando il valore economico dei progetti , al Sud e alle Isole vanno nel complesso il 37% delle risorse impiegate, al Nord il 48,6%, e al Centro il 14,7%. Un po’ più della metà degli interventi, 516 (54%) prevede la costruzione di nuove mense, di cui 228 (44%) al Sud e nelle isole.





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