Viterbo e le sue Torri

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Non sono molte le città che in Italia dispongono di una dote di torri come quella di Viterbo. E’ un lascito del passato di grande impatto che impreziosisce il panorama cittadino e rappresenta un elemento caratterizzante e distintivo del capoluogo di provincia laziale. Tenendo presente la loro importanza, è fondamentale riportarle al centro dell’attenzione pubblica.

Sono monumenti architettonici, urbanistici e ingegneristici di massimo valore, sopravvissuti peraltro a guerre, terremoti e abbattimenti, che necessitano di maggiore considerazione, apprezzamento e tutela in quanto simbolo d’identità collettiva ed emblema della storia locale.

La torre : tipologia e funzioni

La torre, storicamente, costituisce tipica componente della difesa urbana, inserita (incastonate) nelle cinta delle mura, o concepita in funzione di controllo e di guardia per avvistare l’arrivo di nemici ed eventuali pericoli per gli abitanti.

Ma le torri, a pianta quadrata o rettangolare, erano anche una manifestazione della forza economica e del ruolo politico e sociale delle famiglie della nobiltà. La casa-torre era un’espressione architettonica residenziale vuoi di distinzione sociale, vuoi di sfarzo e predominio, segno di appartenenza a un ceto privilegiato che esibiva la propria ricchezza e potenza.

Con altro scopo, le torri potevano essere erette o adattate a campanili (torre campanaria), posizionate accanto alle chiese per richiamare i fedeli alla preghiera e scandire i tempi della vita sociale. Del resto, a partire dal XIV secolo (vedi la Torre del Maurizio di Orvieto del 1347), in diverse città si assiste anche all’installazione di orologi sulle torri urbane e alla realizzazione ex novo delle torri dell’orologio.

L’orologio civico è spesse volte iniziativa della municipalità, “scelta consapevole di uniformare il tempo della vita cittadina con gli strumenti innovativi della tecnica”.

Città dalle 100 torri

A Viterbo, elevata a città nel 1167 da Federico I Barbarossa e residenza dei papi dal 1257, è presente tutta questa ampia varietà di torri.

Nel complesso, in base alla ricostruzione dello storico Noris Angeli, ne sono state rintracciate e censite 136. Tuttavia, Domenico Bianchi, nella sua Istoria di Viterbo del 1611, parla di circa 200 torri, mentre Feliciano Bussi, membro dell’Ordine dei chierici regolari camillini, ne contava 197 <<ed alcune di tanta altezza che da terra appena si potevano vedere>> (Istoria della città di Viterbo – 1742).

Le torri più rinomate, secondo Bussi, erano Torre Damiata, Torre Beccaja, Torre spagnola, Torre Berera, Torre Aldobrandina, Torre Tignosa, Torre Vicana, Torre Raniera, Torre di Ranucci, Torre di Piano Arbano, Torre del Palagio dell’Imperadore, Torre di Bramante, Torre Prete-Vonna, e Torre di Angelo di Salamaro, <<la più bella, la più alta che si scorgesse a Viterbo>>.

Nella città, le torri sono presenti dalla seconda metà dell’XI secolo (Cesare Pinzi – Storia della città di Viterbo) in funzione di difesa del borgo in continua espansione a raggera dal nucleo fortificato più antico del Castello di San Lorenzo.

La crescente importanza di queste strutture nella vita cittadina dei secoli XII e XIII viene confermata dagli statuti locali. Le torri, passando i secoli, hanno subito evoluzioni a seguito di attacchi, interventi, distruzioni, e crolli; sono state inoltre abbassate, intonacate e incorporate nelle case. Guerre e decisioni delle autorità, in tempi più vicini, hanno portato al loro abbandono, alla loro scomparsa o demolizione per far posto a nuove strade e quartieri. Molte torri, però, nonostante tutto, si sono conservate o sono state restaurate, venendo restituite (consegnate) al presente come patrimonio di eccezionale bellezza e valore.

Torri di guardia o di avvistamento

Passando in rassegna le torri di Viterbo e cercando di farne una descrizione ragionata, vanno evidenziate, in primo luogo, quelle dislocate fuori dalla cinta muraria.

La più importante, la sola rimasta ai posteri, è la Torre di San Biele, (originariamente detta delle Pietrare, dal sito in cui sorge). Eretta nel 1270 su iniziativa del Capitano del popolo Raniero Gatti, la porta-Torre di San Michele, meglio conosciuta come Torre di San Biele, rispondeva a una finalità di difesa all’interno di un progetto di ampliamento della cinta muraria. Collocata nei pressi della via Cimina, poco distante dalla Torre Citerna, ormai non più esistente, a destra del ponte di Santa Maria in Gradi, è arricchita da stemmi ed epigrafe che ricorda lo stesso condottiero guelfo Raniero Gatti. La struttura turrita, quadrangolare e in peperino, ha una chiara impronta gotica, rispecchiando le tendenze architettoniche dell’epoca, connotata da arcate dal profilo ogivale.

Torri della cinta della mura

L’imponente cinta muraria viterbese, lunga circa quattro chilometri e costruita, a partire dall’XI secolo, interamente in peperino, era (è) composta da undici porte d’accesso e da decine di torri. Per la precisione, sono 38 le strutture turrite che da Porta Romana, la parte iniziale di costruzione della protezione muraria, a Porta Fiorentina si possono ancora ammirare.

Tra le più significative, ci sono la Torre di San Sisto, adiacente la Chiesa di San Sisto e trasformata in campanile, la Torre di Porta di Valle, la Torre di Maestro Ranieri, la Torre di Bove (o Bonaventura), la Torre del Branca (o Galiana) e la Torre di San Fortunato.

Torri nel centro storico

Quante sono le torri del centro storico di Viterbo? Nel volume “Case e Torri medievali II”, curato da Elisabetta De Minicis ed Enrico Guidoni, ne vengono menzionate solamente 40, numero ricavato sulla base della ricognizione della carta topografica di Tarquinio Ligustri e del Catasto Gregoriano del 1820.

Ma le torri individuate da Noris Angeli, nel suo minuzioso lavoro di repertorio (“Viterbo e le sue torri”), sono molte di più, arrivando a enumerarne 95.

I quartieri San Lorenzo e San Pietro rappresentano la zona con la maggiore densità di torri.

Venendo alle caratteristiche, esse presentano elementi identici ben definibili, malgrado le ricostruzioni, i restauri, i cambiamenti di destinazione d’uso o gli interventi per renderle più abitabili. In comune, quasi tutte, hanno la forma quadrangolare, gli ambienti interni di dimensione modesta, lo spessore dei muri e il materiale usato, ossia la pietra locale, il peperino. Tra le eccezioni più importanti, la Torre del Palazzo degli Alessandri a San Pellegrino e la Torre di Bramante (o Braimando) sul colle di San Lorenzo, entrambe a forma rettangolare e con minore spessore dei muri.

Sempre nel quartiere San Pellegrino, gioiello della Viterbo medievale, si possono ammirare la Torre Scacciaricci, la Torre Maccarini, la Torre di piazza del Fosso, la Torre di via Ottusa, la Torre di via Borgolongo.

Nel confinante quartiere Pianoscarano, ci sono, invece, la Torre a Porta Fiorita, la Torre gattesca a piazza Fontan di Piano, e la Torre Beccaia al Paradosso, quest’ultima teatro di una battaglia nel 1227 con protagonista la famiglia Gatteschi.

 

Altre importanto torri che spiccano nel panorama del centro storico sono quella del Borgognone in piazza del Gesù, la Torre Spigaglia o del Melangolo, la Torre Malvicini alla Pace, la Torre dell’Orologio Vecchio, La Malta, la Torre della Rocca e la Torre Civica o dei Priori, situata sul lato nord di piazza del Comune.

Questa splendida torre, oggetto di lavori di riqualificazione per poterne consentire anche la riapertura al pubblico, svetta a un’altezza di 44 metri e fu una delle prime a essere stata dotata di un orologio (1424) per opera del maestro Giacomo Vecchio di Nicola di Benevento.

Ci appoggiamo a questa accurata e aggiornata indagine per mettere a disposizione dei lettori una mappa geolocalizzata delle diverse torri ancora esistenti a Viterbo.

 

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