Deposito scorie nucleari, il governo a muso duro

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Nessuno vuole il deposito di scorie nucleari in Italia, meno che mai nella Tuscia, e perciò il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin è costretto a mostrare il volto decisionista contro il niet dei territori.

Il rappresentante del governo ha spiegato la linea dell’esecutivo nel corso dell’audizione svoltasi il 25 giugno 2025 alla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati.

Lo smaltimento delle scorie nucleari s’ha da fare, dichiara Fratin, lo richiedono le norme comunitarie, cioè il diritto dell’Unione Europea.

Nel caso in cui non si riuscisse a raggiungere un accordo con le comunità locali, ovvero di mancato raggiungimento delle intese sui singoli siti, una volta individuate le aree dove collocare il deposito di smaltimento delle scorie, “la decisione sarà assunta con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, integrato con la partecipazione del Presidente della Regione interessata”.

Fratin precisa, inoltre, che sulla base delle stime della Sogin – società statale responsabile dello smantellamento delle centrali nucleari e della gestione dei rifiuti radioattivi, inclusi quelli prodotti dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare – entro 2029 sarà rilasciata l’autorizzazione e per il 2039 la messa in esercizio del deposito nazionale delle scorie nucleari.

Le parole molto chiare del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica sono però oggetto di interpretazioni discordanti da parte di rappresentanti politici di Viterbo e provincia di opposte fazioni e di associazioni contrarie al Deposito Nazionale di scorie nucleari.

Secondo Mauro Rotelli, presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera, esponente di Fratelli d’Italia di Viterbo, e Francesco Battistoni, segretario d’Aula a Montecitorio di Forza Italia, nato a Montefiascone, Fratin ha avuto un approccio serio e pragmatico in Commissione sottolineando l’importanza del continuo dialogo con le realtà territoriali e distinguendo la necessità di un deposito di stoccaggio diverso per scorie a medio e alta intensità da affrontare in sede Ue.

La Federazione del Partito Democratico di Viterbo e il Consigliere Regionale Enrico Panunzi, al contrario, criticano aspramente la presa di posizione del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica sostenendo perché, a loro dire, le parole vanno lette nel senso che “il deposito unico si farà, anche senza un accordo con i territori, pronti ad andare avanti in consiglio dei Ministri”.

 

 

Ancora più netto, il giudizio negativo del Biodistretto della via Amerina e delle Forre che, attraverso la voce di Famiano Crucianelli, ribadisce il suo No categorico al Deposito Nazionale nella zona della Tuscia.

 

 

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