Quella maledetta dipendenza dall’automobile degli italiani

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Il mondo pullula di automobili e veicoli a motore. Pensate che, attualmente, circolano sul pianeta circa 1 miliardo e 600 milioni di veicoli, stando alle cifre di Hedges & Company.

Ma ci sono dei paesi dove ce ne sono molto più che in altri. E l’Italia è uno di questi. Al Belpaese spetta il primato tra gli Stati membri dell’Unione europea e un posto di primo piano su scala globale.

Primato europeo

In Italia vengono prodotte sempre meno automobili, al di sotto della media Ue , ma quelle in circolazione aumentano. Nel 2024 sono cresciute di 425mila unità rispetto all’anno precedente, cosicché le auto circolanti hanno raggiunto quota 41 milioni e 300mila.

Nell’Unione europea, attualmente, le auto registrate sono 259 milioni. e il paese con il numero più alto è la Germania con oltre 49 milioni di veicoli. L’Italia però viene subito dopo, seconda tra i paesi Ue, mentre detiene il primato nel tasso di motorizzazione.

Considerando, infatti, il rapporto tra automobili e popolazione residente Roma balza al top della classifica Ue con 701 auto ogni mille abitanti (dati ACI 2024). Il tasso continua a crescere in media, dell’1,3% l’anno dal 2018 (dati Istat), molto più che nelle più importanti economie dell’Unione europea (Germania +0,7%, Spagna +0,4%, Francia +0,3%).

Se si tiene conto, invece, del totale dei veicoli oltre le automobili, il rapporto è di 942 veicoli ogni 1.000 abitanti. Entrambi i valori sono in crescita e rappresentano indici elevati, i più alti nell’Unione europea.

Auto sempre più vecchie e costose

Come mezzo di mobilità e spostamento l’automobile rimane centrale in Italia. Ma i veicoli in circolazione sono sempre più vecchi. Nel 2024, l’età media delle autovetture è pari a 13 anni (2 mesi in più rispetto al 2023). Oltretutto, una vettura su quattro in circolazione è di classe Euro 0, 1, 2 e 3, quindi con almeno 19 anni di vita e prestazioni ambientali e di sicurezza molto inferiori agli standard delle più moderne automobili.

Non basta il boom delle auto ibride a cambiare il panorama complessivo.

Anche perché acquistare un’auto è più costoso rispetto al passato e, in base a uno studio del Centro Studi Fleet&Mobility, il valore medio è di 28.800 euro contro 21.000 euro prima della pandemia dovuta al Covid.

Ma, d’altro canto, cresce, di pari passo, la spesa complessiva per le auto in Italia (165 miliardi di euro nel 2024, 5 miliardi in più rispetto al 2022) e la spesa media che un automobilista deve affrontare annualmente per l’impiego della sua vettura : 4.000 euro, con un aumento di oltre 100 euro sull’anno precedente. Diventa più caro rifornirsi alla pompa di benzina, più cara la manutenzione e le eventuali spese di riparazione.

Le casse dello Stato si riempiono

A beneficiare di questo stato di cose è lo Stato che incrementa in modo significativo le sue entrate. Nel 2024, il gettito relativo ai trasporti frutta al Fisco la bellezza di 71 miliardi di euro con un aumento di +2,2% sul 2023.
Le voci di maggiore entrata per l’erario sono rappresentate dalla vendita dei carburanti (39 miliardi di euro) che segna un lieve aumento rispetto al 2023. Ma poi ci sono gli introiti dovuti all’IVA per acquisto veicoli (9,8 miliardi di euro) e quelli da tassa automobilistica (7,5 miliardi di euro). Un bel gruzzolo per le casse dello Stato, alla costante ricerca di denaro, a cui è difficile rinunciare, evidentemente.

Automobili moderne ipertecnologiche

L’automobile viene considerata un simbolo di libertà e indipendenza. Col passare del tempo è diventata sempre più grande e spaziosa e nei tempi digitali è evoluta, divenendo veicolo connesso alla rete Internet, qualcosa di simile a un un computer su quattro ruote in cui scaricare e aggiornare continuamente programmi per migliorarne le prestazioni. Dato l’avvento dell’intelligenza artificiale e della guida automatica, i ricercatori della Luiss Business School hanno coniato il concetto di Automobile Sapiens, essendo ormai l’auto <<un ecosistema tecnologico intelligente che ridefinisce il concetto di mobilità>>.

Tuttavia, gli italiani, pure essendo attratti dai moderni e scintillanti mezzi in vendita tendono a tenersi più lungo la loro vettura e usarla il meno possibile.
Come dimostra, infatti, una ricerca dell’Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri (UNRAE), i veicoli in Italia percorrono meno chilometri che in Germania, Francia, Spagna, e Gran Bretagna. Avendo inoltre un parco auto più obsoleto perché si conserva il veicolo per risparmiare sulle spese, utilizzandolo anche meno per i prezzi stellari del carburante.

Costi sociali

La mobilità centrata sull’automobile ha, del resto, anche un costo sociale. Alla circolazione via auto si paga il prezzo dell’incidentalità stradale. Che nel 2024 ha registrato un aumento. Soprattutto degli incidenti (173.364, +4,1%) e dei feriti (233.853, +4,1%) , diminuendo di poco, invece, le morti (3.030, -0,3% rispetto al 2023).

A ciò si deve aggiungere l’effetto causato dalle emissioni inquinanti delle auto. Il settore dei trasporti è responsabile dell’inquinamento atmosferico, segnatamente della frazione fine del particolato PM2,5, ossidi azoto, monossido di carbonio e, composti organici volatili non metanici (COVNM).

Sono gas nocivi che provocano danni alla salute umana e come tali sottoposti a regolamentazione dell’Unione europea e al controllo delle autorità ambientali e sanitarie italiane.
Negli ultimi decenni, c’è stata una progressiva riduzione delle emissioni grazie alle tecnologie istallate sulle auto (catalizzatori, filtri ecc.), secondo dati Ispra.

Ma l‘Italia resta maglia nera in Europa per numero di morti premature dovute all’esposizione a particolato fine (48.600), biossido di azoto (9.600) e ozono troposferico (13.600), quest’ultimo indirettamente prodotto dai trasporti. Sono i valori più alti registrati tra i 27 paesi dell’Unione europea.

Anche rispetto agli anni di vita persi (YLL) acrivibili ai tre diversi inquinanti, in base alle stime dell’ Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), l’Italia detiene il primato europeo.

Città sotto scacco degli automobilisti

Quella delle auto è dunque una presenza invasiva, per molti aspetti malsana, e a farne le spese sono principalmente le città che sono sotto scacco degli automobilisti. Nel corso degli anni, l’ambiente urbano, per giunta, è stato ridisegnato in funzione della circolazione delle autovetture con la creazione di infrastrutture stradali di grande e incisivo impatto.

In Italia, le città presentano tassi di motorizzazione elevati, che tendono ad aumentare, con un minimo a Venezia (457 autovetture/1.000 abitanti) e un massimo a Frosinone (841 autovetture/1.000 abitanti). Va detto, a riguardo, che i tassi di motorizzazione tendono a essere più bassi laddove funzionano e sono più diffusi i servizi di trasporto pubblico.

Ma la pressione delle auto sullo spazio urbano è notevole anche per il numero di veicoli per km2 (densità veicolare). Valori particolarmente alti di questo indicatore sono rilevati nelle grandi città (in media, 5.149 veicoli/km2 nei capoluoghi di città metropolitana) e nel Sud del paese.
Quanto all’impatto sulla salute, basta ricordare che il 73% degli incidenti stradali avviene in ambito urbano e che l’inquinamento atmosferico a cui le auto contribuiscono costitusce una seria minaccia nelle città provocando migliaia di morte premature ogni anno.

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