L’impresa familiare italiana nel gotha mondiale

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Le aziende familiari sono un tratto distintivo e il fiore all’occhiello dell’imprenditoria italiana. Grazie alla loro forza l’Italia è in grado di proiettarsi in posizioni di eccezionale rilievo a livello internazionale.

Il nostro paese, infatti, risulta al quarto posto su scala globale e al terzo in Europa tra i paesi con più aziende familiari ricomprese nel Global 500 Family Business Index, curato da EY, primaria società di consulenza e revisione, e Saint Gallen University.

L’indice misura il contributo delle imprese a controllo familiare di diversi settori all’economia e all’occupazione nel mondo sulla base dei ricavi.

Da questo punto di vista, le 500 aziende incluse nella classifica, che danno lavoro a oltre 25 milioni di persone, hanno registrato entrate complessive di 8,8 trilioni di dollari, rappresentando, se raffrontato al Pil dei paesi, la terza economia mondiale dopo Stati Uniti e Cina.

Crescita in numero e in ricavi

Dai dati pubblicati emerge un aumento nei numeri e nei ricavi. Le aziende familiari italiane nel 2025 crescono passando da 20 a 22, pari al 4,4% del totale. Quattro nuove imprese sono entrate a far parte dell’indice mentre due sono state escluse.

Quanto ai ricavi combinati, nel 2025 subiscono un netto incremento raggiungendo la cifra di 179 miliardi di dollari a fronte di 160 miliardi di dollari del 2023 (+ 12% in percentuale).
Malgrado ciò, i ricavi medi delle imprese familiari italiane, pari a 8,1 miliardi di dollari nell’indice 2025, sono inferiori sia alla media europea (16,1 miliardi di dollari) sia a quella globale (17,6 miliardi di dollari).

Storia, distribuzione geografica e settori produttivi

Una parte significativa, il 36%, delle aziende italiane che rientrano nel Global 500 Family Business Index ha una storia di oltre 100 anni, a riprova di una capacità di resistenza e durata nel tempo dell’imprenditoria nazionale.
La Lombardia è la regione che più contribuisce alla classifica con ben otto società a controllo familiare incluse.
Se si guarda ai ricavi, Piemonte e Lombardia fanno la parte del leone con il 58% del totale. Meno rilevante il contributo delle aziende del centro-sud. Questa zona del paese ha solo il 27% delle imprese e il 23% dei ricavi combinati, un gap non indifferente che testimonia il divario con l’area settentrionale.
Tra i macrosettori più importanti in cui operano le aziende italiane comprese nella classifica troviamo i beni consumo (circa 23% delle società), la manifattura avanzata (14% delle società) e il retail (14% delle società).

Controllo familiare su azionariato e top management

Un’altro aspetto che emerge dal Global 500 Family Business Index è che le aziende familiari italiane sono quotate in borsa (31,8%) meno della media europea (38,4%) e globale (51,8%). E’ un dato che indica una scarsa propensione all’apertura a un mercato in cui il capitale viene distribuito a un numero più ampio di azionisti.
D’altro canto, la presenza delle famiglie fondatrici nella compagine azionaria e nel top management la dice lunga. Quasi la metà delle aziende familiari (45%) ha un componente familiare che ha un incarico di amministratore delegato, a riprova del ruolo diretto della famiglia nello sviluppo dell’impresa.

Ruolo della famiglia per il tessuto imprenditoriale italiano

Le imprese familiari sono un fattore importante per l’Italia ma anche per tutti i paesi Ue costituendo più del 60% delle aziende europee. Nella stragrande maggioranza sono PMI (piccole e medie imprese) ma una frazione importante è data dalle grandi imprese. In Italia, oltre alle imprese individuali, ci sono molti esempi di grandi aziende familiari, come Fiat, Pirelli, Benetton, Marzotto, Luxottica, Ferrero, Rana, tanto per citarne alcuni, che hanno saputo imporsi sia sul mercato domestico quanto che quello internazionale.

Secondo la definizione proposta da Family Business Group, costituito in seno alla Commissione Europea, un’impresa familiate (family business), piccola o grande che sia, è tale quando ricorrono le seguenti caratteristiche :

  • la maggior parte dei diritti decisionali spetta al fondatori (o alla persona fisica che ha acquisito la società) o al coniuge, ai genitori, ai figli o agli eredi dei figli;
  •  la maggior parte dei diritti decisionali è in mano direttamente o indiretamente alla famiglia che ha fondato l’impresa;
  • almeno un rappresentante della famiglia o di un congiunto è coinvolto nella governance dell’impresa;
  • le società quotate rientrano nella definizione di impresa familiare se la persona che ha costituito o acquisito l’impresa, o i suoi familiari o discendenti, detengono il 25% dei diritti decisionali previsti dal loro capitale sociale.

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