Obiettivo azzerare l’arsenico nell’acqua potabile. E’ questo lo scopo perseguito dalla delegazione dell’Associazione medici per l’ambiente (ISDE) che ha incontrato l’Assessore della Regione Lazio, Emanuela Rinaldi, il 7 ottobre.
A perorare la causa zero arsenico, la dottoressa Laura Reali, presidente della sezione ISDE di Roma e del Lazio, la dottoressa Antonella Litta, referente nazionale per le problematiche dell’inquinamento delle acque ad uso umano e il dottor Alessandro Cavaliere componente della sezione romana dell’Associazione medici per l’ambiente. Per la Regione Lazio presente anche Nicola Marcucci dirigente dell’Area ciclo delle acque, Concessioni idriche e Servizio idrico integrato.
Nel corso dei colloqui, è stato evidenziato come l‘arsenico sia un elemento tossico e cancerogeno in grado di causare lo sviluppo di patologie gravi a vari livelli, dai tumori, alle malattie cardiovascolari, neurodegenerative, respiratorie dismetaboliche, disturbi della sfera riproduttiva, del neurosviluppo nei bambini e cutanee.
Pertanto, rimuovere l’arsenico dall’acqua è un problema di salvaguardia della salute delle persone. Attualmente, la legislazione prevede il limte massimo di 10 µg/l (microgrammi per litro) di questa sostanza nell’acqua potabile. La delegazione dell’ISDE ha però ricordato ai suoi interlocutori che l’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) raccomanda la riduzione della concentrazione di arsenico a livelli compresi tra 0 e 5 μg/l con l’obiettivo di raggiungere valori vicini allo zero per garantire la massima protezione della salute delle persone.
Il traguardo è auspicabile e, al tempo stesso, raggiungibile attraverso l’uso della moderna e più avanzata tecnologia. A questo riguardo, si possono citare le ricerche condotte dal CNR di Roma e, più nello specifico, lo studio Arsenic water decontamination by a bioinspired As-sequestering porousmembrane, pubblicato su Nature Water, che ha portato alla realizzazione di una nuova membrana polimerica porosa bio-ispirata, in grado di rimuovere, selettivamente e con grande efficacia, l’arsenico più tossico dall’acqua, consumando poca energia.
Grazie a questa tecnologia, secondo l’ISDE, sarebbe possibile una completa dearsenificazione delle acque contaminate di Viterbo e provincia, senza ricorrere alla miscelazione con acque provenienti dal raddoppio del Peschiera. Un progetto quest’ultimo giudicato molto costoso e ad alto impatto e rischio ambientale.





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