Severità idrica

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Siccità e scarsità idrica sono continuamente monitorati in Italia. In particolare, l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha enucleato il concetto di severità idrica, elaborando quattro tipi di scenari per identificare diverse possibili situazioni ed effetti conseguenti a questi fenomeni.

  1. “situazione normale” ovvero “scenario non critico”: in cui i valori degli indicatori di crisi idrica (portate/livelli/volumi/accumuli) sono tali da prevedere la capacità di soddisfare le esigenze idriche del sistema naturale e umano (antropico), nei periodi di tempo e nelle aree considerate;  
  2. “scenario di severità idrica bassa”: in cui la domanda idrica è ancora soddisfatta, ma gli indicatori mostrano un trend peggiorativo, le previsioni climatiche mostrano ulteriore assenza di precipitazione e/o temperature eccedenti i valori ordinari per il periodo successivo; 
  3. “scenario di severità idrica media”: in cui lo stato di criticità si intensifica. Le portate in alveo risultano inferiori ai valori tipici del periodo, la temperatura elevata determina un fabbisogno idrico superiore alla norma, i volumi accumulati negli invasi e nei serbatoi non sono tali da garantire gli utilizzi idropotabili, irrigui, industriali e ambientali con tassi di erogazione standard. Sono probabili danni economici e impatti reversibili sull’ambiente;  
  4. “scenario di severità idrica alta”: sono state prese tutte le misure preventive ma prevale uno stato critico non ragionevolmente prevedibile, nel quale la risorsa idrica non risulta sufficiente ad evitare danni al sistema, anche irreversibili. Sussistono le condizioni per la dichiarazione dello stato di siccità prolungata ai sensi dell’art. 4.6 della Dir. 2000/60/CE o, in casi più gravi, per l’eventuale richiesta, da parte delle Regioni interessate, della dichiarazione dello stato di emergenza nazionale. 

L’ISPRA è in grado di aggiornare tempestivamente lo stato di severità idrica nei vari Distretti idrici in cui è suddivisa l’Italia, rendendoli disponibili sul portale online. A questo riguardo, è fondamentale l’apporto delle informazioni ricevute dagli Osservatori distrettuali permanenti per gli utilizzi idrici, previsti dal decreto-legge n. 39 del 14 aprile 2023 (cd. decreto siccità) e istituiti presso le Autorità di bacino distrettuale, che coordinano gli Osservatori. 

Sulla base degli indicatori di crisi idrica, l’Osservatorio valuta il grado di severità idrica in atto e la sua possibile evoluzione, definendo scenari previsionali e formulando proposte, anche relative a temporanee limitazioni dell’uso dell’acqua.

L’assetto territoriale, in base alla legge 221/2015, in vigore dal 2 febbraio 2016, comprende 7  Distretti Idrografici : Alpi Orientali; Fiume Po; Appennino Settentrionale; Appennino Centrale; Appennino Meridionale; Sardegna; Sicilia.

Viterbo, che fa capo all’ATO 1 (Ambito Territoriale Ottimale) del Lazio per la gestione del Servizio idrico integrato, rientra nel quadro del Distretto Appennino Centrale di cui fanno parte le regioni Toscana, Marche, Abruzzo, Umbria e Lazio.

Lo stato di severità idrica viene dettagliato in rapporto alle suddivisioni dei diversi ATO e può variare anche in modo significativo. Il contributo degli approfondimenti specifici viene curato dall’Autorità di bacino distrettuale attraverso l’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici.

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