La sicurezza idrica è un concetto sempre più centrale a livello internazionale in ragione della crisi climatica che colpisce il pianeta Terra e la vita umana.
Viene definita come <<la capacità di salvaguardare l’accesso sostenibile a quantità adeguate di acqua di qualità accettabile, per assicurare il sostentamento, il benessere umano e lo sviluppo socio-economico, garantire protezione contro l’inquinamento delle acque e le catastrofi causate dall’acqua, e preservare gli ecosistemi in un clima di pace e di stabilità politica>> (IPCC; UN-Water)
I rischi che derivano dall’insicurezza idrica rappresentano una sfida importante su scala globale. Non per caso, il Global Risks Report del World Economic Forum include la crisi idrica tra i principali cinque rischi sin dal 2015.
A causa dei cambiamenti climatici, che comportano aumenti di intensità e frequenza dei fenomeni estremi, quali inondazioni e siccità, la sicurezza idrica è diminuita, a diversi livelli, per la popolazione mondiale.
Il Global Water Security Index (GWSI) descrive il differente grado di sicurezza idrica su scala internazionale.

Sono vari i fattori che incidono sulla sicurezza idrica. L’indice GWSI combina indicatori come disponibilità di acqua dolce, accessibilità ai servizi idrici, gestione delle risorse idriche e qualità e sicurezza dell’acqua (compreso il rischio di inondazioni che può influire sulla qualità dell’acqua).
La mappa mostra grandi differenze tra paesi e continenti. In Nord Africa, Medio Oriente, ampie regioni del subcontinente indiano e nella Cina settentrionale, il basso grado di sicurezza idrica è principalmente conseguenza della scarsa disponibilità di acqua.
Nondimeno, diverse aree del mondo con una disponibilità idrica relativamente elevata hanno livelli di sicurezza idrica relativamente bassi a causa di altri fattori.
In gran parte dell’Asia meridionale e sud-orientale, ad esempio, l’insicurezza idrica è data per lo più dall’aumento del rischio di inondazioni e dal deterioramento della qualità dell’acqua. In molte zone dell’Africa, invece, la sicurezza idrica è relativamente bassa per via di un deficit di accessibilità, di gestione e di standard di sicurezza/qualità.
Viceversa, in parti degli Stati Uniti, dell’Australia e dell’Europa meridionale, pur essendo riscontrata scarsità di acqua per ragioni naturali, godono di un grado di sicurezza idrica significativa a causa di buona governance della risorsa acqua, insieme a sicurezza/qualità e accessibilità.
La sicurezza idrica è, pertanto, un concetto multifattoriale che non riguarda soltanto la disponibilità di acqua.
Una condizione di sicurezza idrica implica disponibilità e accessibilità all’acqua pulita, sufficiente a consentire a una popolazione di garantire in modo sostenibile i propri mezzi di sussistenza, la salute, lo sviluppo socioeconomico e la stabilità politica.
Molti fattori socio-economici, quali crescita della popolazione e modelli di consumo alimentare, svolgono un ruolo importante nell’assicurarla.
Tuttavia, il cambiamento climatico assume sempre più una funzione determinante nel generare uno stato di insicurezza idrica a livello globale, essendo però alcune regioni più a rischio di altre.
Il fattore “riscaldamento globale” ha un impatto sulla disponibilità complessiva di acqua anche durante le stagioni che più hanno peso nel ciclo idrico. India, Cina e Stati Uniti ne subiscono le conseguenze grazie a periodi più estesi di siccità.
Anche l’Europa e l’Italia sono stati colpiti da fenomeni di siccità anomali che hanno ridotto precipitazioni, e livelli di neve, avendo gravi ripercussioni su produzione energetica e agricola.
In generale, nella regione euro-mediterranea l’insicurezza idrica già rappresenta un grave rischio. Siccità e crescita insostenibile della domanda di acqua estratta dalle falde acquifere ne sono concause.
Aumentando il riscaldamento globale, si prevede che diminuiscano ulteriormente piogge, flussi fluviali e livelli dei laghi, così come infiltrazioni di acqua salata, provocate dall’innalzamento dei mari e dalla maggior frequenza delle mareggiate.
Secondo i ricercatori di CIMA Foundation, il 2025 in Italia è iniziato all’insegna di una perdita rilevante di neve, pari a – 63%. Siamo di fronte a <<una situazione critica per l’intero arco alpino e per gli Appennini>>. Per molte regioni italiane, l’inizio di questo inverno si colloca tra i peggiori per neve al suolo dal 2011.
<<L’accumulo di neve è ben al di sotto delle medie stagionali, con ripercussioni dirette sulla disponibilità idrica dei bacini fluviali>>.
La scarsità d’acqua è connessa al cambiamento climatico e ai fenomeni estremi che si verificano durante le varie stagioni. Più anni con condizioni di clima secco comportano una riduzione a lungo termine delle falde acquifere, il che influisce in modo diretto sulla disponibilità di acqua e sull’umidità del suolo.
Ma il cambiamento climatico, come fattore di insicurezza idrica, agisce anche sulla qualità dell’acqua in diversi modi. Temperature più calde portano a un decremento della disponibilità di acqua, causando una potenziale crescita della concentrazione di contaminanti. L’aumento del ruscellamento (runoff) e delle inondazioni può essere inoltre causa di inquinamento dei corpi idrici.
Il riscaldamento, globale, del resto, contribuisce al deterioramento della qualità dell’acqua dolce abbassandone i livelli di ossigeno. Gli ecosistemi acquatici subiscono un doppio effetto di ipossia ed eutrofizzazione.

Grafica del Centro euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici
Un altro aspetto fondamentale è l’impatto dei fenomeni estremi su infrastrutture idriche, la cui salvaguardia è determinante per garantire la sicurezza idrica. Inondazioni, alluvioni e tempeste mettono a repentaglio le reti di trasporto dell’acqua mettendo a rischio la sicurezza idrica.





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