Deposito nazionale scorie nucleari nella Tuscia? No, grazie

,

3 min di lettura

Il popolo della Tuscia contrario alla realizzazione di un deposito di scorie nucleari nel territorio ha manifestato a Vulci il 6 aprile con una marcia di protesta che ha attraversato il parco archeologico.

L’iniziativa è stata organizzata da comitati e associazioni locali ma ha visto la partecipazione e l’adesione anche di sindaci, autorità istituzionali e vari partiti politici. Presente pure la prima cittadina di Viterbo, Chiara Frontini, che aveva nei giorni precedenti presenziato all’incontro tenuto presso la sala regia di Palazzo dei Priori per promuovere la nascita del Comitato No scorie Viterbo.

Deposito unico nazionale

L’idea di creare un deposito nazionale di scorie radioattive è connessa alla produzione di rifiuti radioattivi nel nostro paese. In base ai dati dell’Inventario nazionale dei rifiuti radioattivi, aggiornati al 31 dicembre 2023, sono, complessivamente, 32.663,1 metri cubi che derivano da attività industriali, di ricerca, medico-sanitarie (ospedali) e da smantellamento (decommissioning) di centrali nucleari, non più attive in Italia. 

Il deposito nazionale, stabilito dal decreto legislativo n. 31 del 15 febbraio 2010, prevede un Parco Tecnologico e un Centro di studi e sperimentazione, ed è concepito come un’infrastruttura ambientale in grado di mettere definitivamente in sicurezza i rifiuti radioattivi, allo stato conservati in decine di depositi temporanei disseminati in più parti del territorio del paese.

Procedura di identificazione del sito

Il primo passo per individuare il sito adatto a ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi è stata la proposta di Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI). Elaborata da Sogin, società pubblica specializzata nel settore nucleare che si occupa del decommissioning degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi, è stata validata dall’ISIN (Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione) e dai Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente (Ministero della Transizione Ecologica). La sua pubblicazione, autorizzata con il nulla osta ministeriale del 30 dicembre 2020, ha aperto una nuova fase di consultazione pubblica. 

I criteri di localizzazione delle aree potenzialmente idonee alla realizzazione del deposito nazionale sono quelli definiti dall’Ispra e dall’IAEA (International Atomic Energy Agency).

In tutto sono 67 i luoghi individuati, distribuiti in 7 diverse regioni (Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna) mediante un  complesso processo di selezione, che ha scartato le zone che non soddisfacevano determinati requisiti di sicurezza. 

Tuttavia, i siti che hanno ottenuto il maggiore punteggio di idoneità sono 12 e sono localizzati in provincia di Torino (Rondissone-Mazze-Caluso, Carmagnola), Alessandria (Alessandria-Castelletto Monferrato-Quargnento, Fubine-Quargnento, Alessandria-Oviglio, Bosco Marengo-Frugarolo, Bosco Marengo-Novi Ligure) e Viterbo (due aree a Montalto di Castro, Canino-Montalto di Castro, Corchiano-Vignanello, Corchiano). Le altre aree pur essendo considerate idonee, hanno raggiunto una valutazione inferiore.

 

Al termine della fase di consultazione pubblica, che coinvolge i territori, sarà scelta l’area deputata alla creazione del Deposito nazionale unico dei rifiuti radioattivi. 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *